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Sulla collaborazione

DICHIARAZIONE: SULLA COLLABORAZIONE

Nell'audizione sulla cauzione di ieri, sia l'accusa che il giudice hanno ripetutamente affermato che non ho collaborato al processo legale. L'implicazione è stata che tenermi in prigione è una punizione per questa percepita mancanza di collaborazione.

In effetti, l'accusa ha richiesto la mia collaborazione solo in due casi. Il primo è avvenuto all'incirca alle 03:15, la mattina presto del 12 aprile. Lì, hanno affermato di avere un ordine del tribunale per entrare in casa mia (ma non mi hanno mai mostrato) e hanno chiesto se li avessi potuti aiutare ad entrare. Non ho detto di no. Ho detto che avevo bisogno del mio avvocato per rispondere. Hanno negato la mia richiesta di avvocato e sono entrati in casa mia.

L'altra istanza è il caso dei miei dispositivi crittografati, in cui ho detto che prenderei in considerazione la possibilità di aiutare se l'accusa mi dicesse di cosa sono accusato.

Queste sono le uniche due domande che l'accusa mi ha mai posto. Non ci sono stati interrogatori. Niente domande. Nessun tentativo di risolvere la situazione.

Non sono affatto contrario a collaborare all'inchiesta. Anche se credo che questo sistema legale abbia ora perso la sua autorità su di me trattando in modo evidentemente illegale e politico. Sono perfettamente disposto a rispondere alle domande, purché non violino la mia privacy o di altri.

La verità è che l'accusa non è stata interessata alla mia collaborazione. Non è giusto ritenermi responsabile e punirmi per questo.

2019-05-30

/Ola Bini